Presso popoli antichi si credeva nella valenza evocativa della parola e si riteneva che il nome non fosse un puro suono, ma quasi l'anima di chi lo portava.
«Nomen omen» (al plurale «nomina sunt omina») è la locuzione latina che, letteralmente, significa “il nome è un presagio”: deriva dalla credenza dei Romani che nel nome fosse indicato il destino. E' anche nota come «nomina sunt consequentia rerum» (Giustiniano, Institutiones, l. II, 7, 3) e qui si riferisce ai nomi delle cose del mondo. Fra le «cose del mondo», anche la Società “Francigena” sembra non sfuggire al destino ch'è nel suo nome (o, tecnicamente, nella sua «ragione sociale»). Per dimostrare che pure per l'Azienda Francigena «nomina sunt consequentia rerum», si rifletta un momento sui "percorsi", sulle "soste", sui "confini" e su quant'altro viene raccontato brevemente qui di seguito ...
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I percorsi. |
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Le soste. Nel primo caso, la via Francisca seguiva nei territori dell’attuale centro-nord d’Italia una selva più o meno intricata e variabile di percorsi fra loro alternativi. Il cammino talvolta percorreva un itinerario collinare, tal altra una strada di fondo valle lungo le sponde di un fiume o, ancora, si dirigeva verso un particolare passo montano. Il modificarsi del percorso costituiva la causa della nascita di fiorenti borghi per la sosta dei viaggiatori o, nel contempo, la principale ragione della loro più o meno lenta decadenza od abbandono. |
Negli anni, la Francigena assume la gestione delle aree di sosta, per sviluppare un polo unitario di «mobilità integrata» sul territorio municipale viterbese. |
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| I confini.
Nel secondo caso, con la via Francigena si finiva per individuare quella che oltre i valichi alpini non era più una via unica ma un sistema ramificato di strade europee che dai più distanti confini conducevano i pellegrini alla “città eterna”; i viandanti, da quest’ultima, potevano poi proseguire a Sud verso i porti pugliesi alla volta della Terra Santa. Da capo «finis terrae», lungo il cammino di Santiago di Compostela, nell’estremo Nord della penisola iberica, all’antico percorso di Sigerico, tutte le strade finivano per raccordarsi al tratto «taliano»della via Francigena. |
Fin quando le norme lo consentono, la Società Francigena svolge anche il servizio di trasporto turistico fuori dal territorio viterbese, con l’impiego di autobus GranTurismo. |
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| La cura dei bisognosi.
Lungo le vie europee che collegavano i luoghi santi della cristianità (Santiago di Compostela, Roma, Gerusalemme, etc.) e che avevano come nodi di passaggio le principali città del tempo (Londra, Parigi, Lubecca, Saragozza, Barcellona, Tolosa, Torino, Venezia, Firenze, Siena, Viterbo, etc.) si muoveva un'umanità varia e tuttavia perfettamente riconoscibile nelle motivazioni che ne conducevano i passi. |
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Il recupero delle energie e il tepore dell’accoglienza. Lungo il cammino, in numerose istituzioni pubbliche o religiose, come ad esempio nei cosiddetti «ospizi», il viaggiatore poteva trovare di che scaldarsi a fronte delle avversità climatiche e di che reintegrare l’energia per andare ancora avanti. |
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Nel 2010, si avviano i «servizi energetico-tecnologici» alla cittadinanza (riscaldamento strutture pubbliche e manutenzione impianti energetici). |
| L’Europa e …
La rappresentazione delle strade del pellegrinaggio europeo in età medievale mostra chiaramente come quelle vie costituissero già a quel tempo una fitta rete di collegamento tra diverse realtà economiche, sociali e politiche del continente nonché uno strumento di diffusione di cultura e di conoscenze tecnico-amministrative. Lungo tali cammini viaggiarono peraltro gli impulsi della vita commerciale e grazie a essi si innescarono una serie di «contaminazioni» che permisero di giungere secoli dopo all’età del Rinascimento europeo. Gli spostamenti lungo le vie della Francigena seguivano, peraltro, lo svolgimento sistematico delle fiere mercantili nella regione dello Champagne, nelle Fiandre o in altre piazze europee. |
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(testo a cura del Prof. Pierre Di Toro – Presidente Francigena S.r.l.) |





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